Arturo Stàlteri
DAGLI AINUR ALL’HEAVY METAL: la musica della Terra di Mezzo

E gli Ainur intonarono una grande Canzone… e in tale canzone il mondo ebbe inizio.

J.R.R.Tolkien, Il Silmarillion

C’erano già tutte le premesse perché l’epopea Tolkieniana desse vita a centinaia e centinaia di tracce sonore. Tutto è musica nelle sue pagine, non solo per i numerosi poemi cantati, ma anche per la metrica levigata della scrittura.

Lessi per la prima volta la Trilogia quando avevo poco più di sedici anni, e il desiderio di mettere in musica quei personaggi, quei luoghi, quelle atmosfere, fu irresistibile. Negli anni successivi avrei infatti composto ed inciso più di una melodia ispirata al mondo degli Hobbit.

Ma non sono qui per raccontarvi le mie gesta artistiche, bensì per aprire una finestra su alcune (e sottolineo alcune) delle innumerevoli pubblicazioni discografiche (centinaia e centinaia) legate alla saga creata dal Professore.

Lungi da me voler seguire un iter cronologico o di genere, mi limiterò a ricordare che nessun campo musicale degli ultimi cinquant’anni è sfuggito all’incantesimo della Terra di Mezzo.

I contributi che mi accingo a proporvi sono, tra quelli di cui sono a conoscenza, i più interessanti a vario titolo (a mio modesto parere, ovviamente).

Nobili Esordi

Inizio citando il compositore britannico Donald Swann, che nel 1967 pubblicava un libro di spartiti, The road goes ever on, e poco dopo anche un disco, Poems and songs of Middle Earth, in cui metteva in musica (con l’approvazione dello stesso Tolkien), alcuni testi tratti dai suoi libri. L’operazione di Swann era molto “classica”: veri e propri Lieder per voce di baritono, con accompagnamento di pianoforte.

https://www.youtube.com/watch?v=8dmRwj6QFIA

Il mio primo Lord of the Rings

Nel 1974 acquistai Music inspired by the Lord of the Rings, dell’indimenticato polistrumentista svedese Bo Hansson (prima pubblicazione 1970), che considero ancora oggi uno degli omaggi più riusciti al plumbeo universo raccontato nella trilogia. Hansson, con l’ausilio di un semplice registratore a otto piste, e coadiuvato da pochi, fedelissimi amici, ha dipinto un quadro sonoro di impressionante verità. Ancora oggi, a distanza di quasi mezzo secolo, ascolto quel lavoro e lo trovo terribilmente convincente (non resisto soprattutto a The Old Forest-Tom Bombadil e a Lothlórien).

https://www.youtube.com/watch?v=rs0AmruS8Ro

Dopo Hansson

Rimaniamo in Svezia con Pär Lindh e Björn Johansson, artefici di due lavori tra sogno e realtà: Bilbo (1996) e Dreamsongs from the Middle Earth (2004). I riferimenti sono decisamente progressive, con evidenti richiami a Keith Emerson (Lindh è infatti un organista e tastierista che si divide tra Bach e lo hard rock, e Johansson un ottimo chitarrista).

Raffinatissimi sono gli inglesi Mostly Autumn, anch’essi protagonisti di un Music inspired by the Lord of the Rings (2001), album che mette insieme reminiscenze Genesisiane e inflessioni celtiche (imperdibili Riders of Rohan e At last to Rivendell).

In Polonia ci imbattiamo nei Sirion e il loro Quenta Silmarillion. Elettronica garbata e rassicurante.

Molto diverso il mondo di Sten Ducander, in arte Ensio Kosta. Finlandese, Kosta percorre un territorio irrorato dalla linfa popolare, con evidenti richiami al repertorio classico dei primi del novecento. Il suo Music of Middle Earth, del 1982, contiene alcuni passi molto affascinanti, come Aragorn and Arwen e The Grey Havens.

Altro personaggio interessante è Chance Thomas, statunitense, compositore per videogiochi con la passione per la Terra di Mezzo. Serratissimo il suo The Lord of the Rings on line: the Mines of Moria, uscito come colonna sonora allegata all’edizione speciale dell’omonimo gioco virtuale, per alcuni superiore alla celebre colonna sonora cinematografica di Howard Shore.

È francese invece Stan Lockfield (a dispetto del nome). Anche lui crea colonne sonore per videogames e pellicole cinematografiche in divenire. Affascinante il suo “The Silmarillion”.

Cupe atmosfere giungono dall’austriaco Alexander “Hugin” Wieser, in arte Uruk Hai, da sempre ammaliato dall’universo Tolkieniano. Notevolissimo il suo Lost songs from Middle Earth; non fatevi spaventare dai primi venti minuti e ascoltate Last march of the Orcs, The Shire e The Nazgul, vere e proprie perle.

Più rassicurante la Middle Earth Orchestra degli statunitensi David e Diane Arkenstone (il nome vi ricorda qualcosa?): Music inspired by Middle Earth è un album non memorabile, ma d’atmosfera.

Ancora un Middle Earth dall’Inghilterra: ne è artefice Bob Catley, già leader dei Magnum, gruppo rock melodico con una venatura progressive. Disco un po’ stucchevole, ma onesto (2000).

Slovacchi sono invece i Thusian, autori di un progetto di morbida elettronica dal titolo Silmarillion (1994).

Elettronici sono anche i britannici James Prior e Kevin Pearce, in arte Metrognome, che nel 1990 pubblicano One Ring, mentre dalla Germania proviene Christian Geissendörfer, in arte Windstill, il quale nel 1979 immette sul mercato un bucolico Frodos Abenteur.

Delicato e leggero anche il Canadese Ted Nasmith, uno dei più celebri illustratori della Terra di Mezzo, che nel 2007 dà alle stampe The Hidden Door: Songs in the Key of Enchantment, di evidente matrice tolkieniana, anche nei brani che non citano espressamente l’universo del Nostro. Lo stesso Nasmith afferma infatti che tutto il disco è strettamente collegato al suo lavoro come disegnatore del mondo raccontato dallo scrittore inglese. Brani piacevoli, ma nulla di più.

https://www.youtube.com/watch?v=xNIb6-QTC1g

Techno-Tolkien?

Amate Il Signore degli Anelli, ma anche la techno? Dall’Uzbekistan corre in vostro soccorso Hakan Dundar, con Middle Earth.

https://www.youtube.com/watch?v=znuTJ1vgbhY

Hobbit in jazz

Se invece siete appassionati di jazz, non potete perdervi The Lord of the Rings del compianto trombettista australiano John Sangster (Gandalf the White è un piccolo capolavoro).

https://www.youtube.com/watch?v=73yzrVtB1J4

Metal metal metal!

Ho sempre pensato al mondo di Tolkien come a una forma di iper realtà (altro che fantasy) e non mi ha mai stupito il fatto che una moltitudine di band heavy metal si siano ispirate ai suoi scritti (in fondo il metal è una sorta di iper rock); non posso tralasciare alcuni nomi, a cominciare dai texani Nocturnal Wolf, protagonisti del tenebroso Tales from the Middle Earth (2015). Interessanti anche gli svizzeri Black Jade e il loro The Forest of Edoras del 2003: la title-track funziona egregiamente.

Nel 2004 appaiono misteriosamente, di nuovo dalla Svezia, The Ring, con Tales from Midgard, ispirato a La Compagnia dell’Anello, primo capitolo di un progetto che avrebbe dovuto affrontare l’intera Trilogia. In realtà l’album non avrà un seguito. Eppure non erano male (anche se non entusiasmanti), soprattutto Halls of Doom … molto Black Sabbath.

Da non dimenticare i tedeschi Blind Guardian, affascinati da subito dalle gesta del professore di Oxford. Uno dei loro dischi più convincenti è Nightfall in Middle-Earth (1998), ispirato al Silmarillion: heavy non troppo cupo, con impennate melodiche ed epiche.

Da Dublino si scatena l’invasione folk-metal dei Cruachan, ossessionati dalle atmosfere più cupe della Terra di Mezzo. Varie tracce affiorano nei loro album: The Fall of Gondolin apparsa per la prima volta su Tuatha Na Gael (1995), verrà in seguito riproposta in una versione leggermente diversa su Pagan del 2004, mentre The Morrigan’s Call, del 2006, si apre con una devastante Shelob.

https://www.youtube.com/watch?v=OwajBIrtekI

Anelli sparsi

Moltissimi sono gli artisti che, nella loro produzione, hanno dedicato almeno una composizione al mondo di Tolkien.

Qualche nome:

Annbjørg Lien, talentuosa suonatrice di Hardingfele (strumento simile al violino, in uso soprattutto in Norvegia), ha inserito nel suo album Prisme, del 1996, il vorticoso Galadriel.

Enya, celebre voce irlandese, oltre ad avere interpretato due brani ne La Compagnia dell’Anello di Peter Jackson (Aniron e May it be), aveva già reso omaggio alla trilogia sul suo Shepherd Moons (1991), con lo strumentale Lothlórien.

In Ramble on, dal secondo album dei Led Zeppelin (1969), Robert Plant canta: «Quando la magia riempiva l’aria, ero nelle profondità più oscure di Mordor; incontrai una ragazza così onesta, ma Gollum e il Malvagio si avvicinarono e scivolarono via con lei».

Jack Bruce dei Cream, in Songs for a Tailor, anch’esso del 1969, propone To Isengard, il cui testo però sembra non avere alcun riferimento con la fortezza di Saruman.

I canadesi Rush inseriscono una delicata ballata dal titolo Rivendell nell’album Fly by Night, del 1975.

Anche Leonard Nimoy, l’indimenticabile Mr. Spock di Star Trek, ha inciso una divertente canzoncina Hobbit: The Ballad of Bilbo Baggins, contenuta nell’album The Two Sides of Leonard Nimoy (1968).

https://www.youtube.com/watch?v=FTHaT36xJFU

Il contributo italiano

Cito immediatamente Giuseppe Festa e il suo Voci dalla Terra di Mezzo (1999). Sognante, avvolgente. Veramente ottimo.

Edoardo Volpi Kellermann è invece protagonista di Tolkieniana – Viaggio Musicale nella Terra di Mezzo: il primo capitolo del progetto, Verso Minas Tirith, è uscito nel 2004. Si tratta di un’opera dal carattere epico, molto ricca dal punto di vista strumentale, nella quale possiamo ascoltare tra l’altro Davide Perino (la voce di Frodo Baggins nella versione italiana della trilogia cinematografica di Peter Jackson).

Giacomo D’Alessandro, in arte Giandil, ha invece pubblicato nel 2010 un omaggio a Bilbo Baggins dal titolo Andata e Ritorno, al quale hanno collaborato oltre venti artisti, tra cui il già citato Giuseppe Festa. Il disco possiede una sua tenera magia.

Ispirazione celtica e tecnica invidiabile nei Myrddin, nati nel 1995 dall’impegno dei fratelli Fabio e Luca Pesenti. Ne Gli Anelli (2003) e Il Drago (2005) la band di Savona racconta, oltre alla trilogia, anche Lo Hobbit, Il Silmarillion e Albero e Foglia.

Ancora inflessioni popolaresche e Irish nei catanesi Galadhrim, in attività dal 1996, i quali ci narrano le gesta di personaggi meno celebrati come Tinuviel, Feanor e Nimrodel, nei loro Galadhrim, del 2004, e The Elder Days, del 2012.

Progressive rock negli Ainur, protagonisti di molti lavori dedicati a Tolkien: From Ancient Times (2006), Children of Hurin (2007), The Lost Tales (2009), Lay of Leithian (2013), There and Back Again (2014) e War of the Jewels (2019): quest’ultimo è il primo capitolo di un progetto più ampio, dal nome Wars of Beleriand).

Inflessioni prog anche in The Book of Bilbo and Gandalf: Visions from Tolkien’s World (2010), dell’organista romano Marco Lo Muscio. Al disco hanno partecipato Par Lindh (di cui abbiamo parlato in precedenza) e i due fratelli Hackett: John (flauto) e Steve (chitarra, noto per aver militato per molti anni nei Genesis).

Contrappunto e venature jazz negli Ainulindale, del pianista Andrea Pellegrini. Particolarmente interessante Middle Earth, del 2000, nel quale troviamo come ospite Paul McCandless (già storico componente degli Oregon), all’oboe e al sassofono soprano.

https://www.youtube.com/watch?v=Fhv212X2qhg

Tolkien in classica

Almeno tre nomi sono da citare per quanto riguarda il contributo “colto” all’universo di John Ronald Reuel Tolkien: il trombonista, compositore e direttore d’orchestra Joan De Meji, olandese, il quale ha pubblicato nel 1989 la sua prima, pluripremiata sinfonia The Lord of the Rings, per ensemble di fiati. È tornato a visitare la Terra di Mezzo nel 2019 con la sinfonia numero cinque, intitolata Return to Middle Earth, ancora per strumenti a fiato, con l’aggiunta di voce di soprano e coro.

La settima sinfonia del prolifico compositore Saul Sallinen, finlandese, porta invece come titolo The Dreams of Gandalf (1990). Sallinen si è di nuovo avvicinato al mondo di Tolkien nel 2001 con il balletto The Hobbit.

Dalla Danimarca proviene il Tolkien Ensemble, dedito con passione a cantare le gesta di Hobbit, Elfi e Stregoni. Fondati nel 1997 da Caspar Reiff, hanno inciso An evening in Rivendell (1997), A Night in Rivendell (2000), At dawn in Rivendell (2002, nel quale troviamo un imponente Christopher Lee, già Saruman nella saga cinematografica), e Leaving Rivendell (2005), più due raccolte, rispettivamente del 2006 e del 2008.

https://www.youtube.com/watch?v=dzw5zwcgg7I

Teatro, cinema e televisione

Sei sono i film di Peter Jackson, con la colonna sonora (perfetta, secondo me) di Howard Shore, e con i contributi canori, tra gli altri, della già citata Enya, di Annie Lennox, di Elisabeth Fraser, di Emiliana Torrini, di Neil Finn, di Ed Sheeran e di Billy Boyd (Peregrin Took!).

Molto ben scritta anche la soundtrack del compianto Leonard Rosenman per il singolare The Lord of the Rings, del regista Ralph Bakshi (1978): timbri a volte aspri, plumbei, molto “contemporanei”, con temi spesso interessanti.

Non posso e non voglio dimenticare le due produzioni per la NBC The Hobbit (1977) e The Return of the King (1980), dirette da Jules Bass e Arthur Rankin. Le musiche furono composte per l’occasione da Maury Laws (scomparso lo scorso anno), e le delicate canzoni The greatest adventure e Roads go ever, ever on vennero interpretate dal bravissimo Glenn Yarbrough, artista folk scomparso nel 2006.

E il teatro? Senz’altro da citare il musical The Lord of the Rings andato in scena per la prima volta a Toronto nel 2006. All’epoca non ha avuto molto successo, ma dopo alcuni tagli e riscritture, è stato riproposto a Londra il 9 maggio 2007, ed è stato un trionfo; perfette le musiche, scritte da A. R. Rahman, dal gruppo vocale delle Värttinä e da Christopher Nightingale, su testi di Shaun McKenna e Matthew Warchus. Irresistibile The Road goes on.

https://www.youtube.com/watch?v=RaHRFlPCtsU

The first ring

Concludo con il progetto in due parti The First Ring, concepito da Fabien Simonetti, in arte Notturno: il primo volume (2009) è costituito da un CD contenente 12 tracce, interpretate da musicisti sparsi per il mondo; il successivo (2014) è invece un DVD che comprende quattro ore di musica, una galleria di immagini e un breve film dal titolo Nenya, ispirato alle storie d’amore tra Aragorn, Arwen, Beren e Lùthien. A questo secondo capitolo ho avuto il piacere di partecipare, con un brano dedicato a Legolas.

VEDUI ILER!

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