Roberta Tosi, recensione di CATHERINE MCILWAINE, Tolkien. Il creatore della Terra di Mezzo e Tolkien. I tesori (Mondadori, 2020)

Nel 2018, da giugno a ottobre, presso la Bodleian Library di Oxford si è tenuta l’esposizione Tolkien: Maker of Middle-Earth. Un’occasione preziosa per tutti gli appassionati e gli studiosi dell’opera tolkieniana di poter “entrare” in quel luogo rimasto per molti anni segreto ai più, ovvero quello che era ed è l’universo creativo e artistico dell’amato professore oxoniense. È stato come se d’improvviso si fossero spalancate le porte di Arda, della Terra di Mezzo ma ancor di più della vita quotidiana e familiare di John Ronald Reuel Tolkien. Quanti hanno avuto il privilegio di visitare la mostra in quella occasione unica, come la sottoscritta, di certo si sono sentiti quasi dei fortunati, forse degli intrusi, nello scoprire alcuni aspetti intimi della quotidianità del “creatore” della Terra di Mezzo. In un percorso che si snodava tra lettere, foto di famiglia, mappe, disegni, illustrazioni e oggetti cari allo scrittore come il suo studio, la sedia, i libri o perfino la scatola di colori sul suo scrittoio, ci si ritrovava a poter raggiungere quel tranquillo, posato professore, lasciandosi conquistare e stupire nello scorgere alcuni frammenti della sua inesauribile sub-creazione (come lui stesso l’avrebbe chiamata). Tutto un mondo, una realtà, una mitologia che da quasi cento anni conquista generazioni di lettori.

Questo prezioso materiale – il percorso accuratamente studiato e gli infiniti dettagli inediti che per molti sono stati una vera e propria epifania visiva – è confluito fin da subito in un ricco catalogo in cui poter “rivivere”, ma anche approfondire, il viaggio creativo di Tolkien. Dal 20 ottobre 2020 quel volume, curato da Catherine McIlwaine, è divenuto anche una realtà italiana grazie a Mondadori, con l’accorta traduzione di Stefano Giorgianni, traduttore e studioso tolkieniano.

Il catalogo, che si presenta esteticamente in modo davvero ricercato e pregevole, oltre a presentare questo itinerario più immediatamente fruibile tra immagini, illustrazioni e fotografie che ci consegnano una testimonianza anche inedita della vita di Tolkien, contiene alcuni saggi dei maggiori studiosi del Professore, in cui vengono approfondite alcune tematiche dell’universo “artistico” (nel senso più ampio del termine) tolkieniano. Il testo introduttivo di Catherine McIlwaine presenta, ad esempio, l’aspetto più biografico dello scrittore mentre quello di John Garth introduce il rapporto tra il Professore e il gruppo degli Inklings. Non manca poi lo sguardo sempre acuto di Verlyn Flieger sul tema di Faërie ovvero di quel Reame Periglioso che tanto affascinava lo studioso oxoniense. Da qui a passare poi a quello che lo stesso Tolkien considerava il suo vizio segreto ovvero la creazione delle lingue e dunque l’elfico, il passo, grazie a Carl Hostetter, è davvero breve. Ma in questo rapido excursus non poteva mancare il saggio di Tom Shippey, dedicato a quel nobile spirito nordico in cui viene evocato il pathos che conquistò Tolkien e uno dei suoi più cari amici, C.S. Lewis. Chiude la prima parte di saggistica il testo di W.G. Hammond e C. Scull, in cui viene presentato uno degli aspetti forse meno conosciuti di Tolkien, ovvero la sua passione per l’arte visiva e dunque per il disegno, la pittura. Un’arte che il Professore continuò a coltivare per tutta la vita.

A questa sezione seguono poi una serie di capitoli che introducono alcuni aspetti specifici sia della vita dello scrittore che di nascita e formazione dell’intero Legendarium, per poi chiudersi con uno sguardo ai suoi capolavori, tra cui Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Verrebbe proprio da chiedersi se Tolkien, alla fine, come scrive nella recensione al medesimo catalogo Wu Ming 4, non si sarebbe sentito in imbarazzo o infastidito da tutto questo «deprecabile culto», come lui stesso definiva l’attenzione che fin dall’uscita del suo primo romanzo, aveva visto riversarsi su di sé. Credo che la risposta più autentica sia proprio quella che si legge nel retro della copertina di questo volume, in cui Tolkien stesso afferma «È scritto con il sangue della mia vita, così com’è; e non posso fare altrimenti».

Accanto al più imponente catalogo, sia per approfondimenti che per mole, ne era stato realizzato uno più piccolo ma non per questo meno prezioso, come suggerisce lo stesso titolo, ovvero Tolkien: Treasures, divenuto nell’edizione italiana, anch’essa edita da Mondadori con la traduzione di Giorgianni, Tolkien: I Tesori. Un catalogo in cui a dominare sono le bellissime immagini, le illustrazioni accurate e coloratissime realizzate da Tolkien, in cui si può apprezzare come la sua perizia non fosse convogliata soltanto nella scrittura, bensì anche quanto fosse in grado di immergersi abilmente in vedute suggestive e incantate, dettagli accurati e infiniti, prospettive realistiche e paesaggi evocativi. Sempre curato da Catherine McIlwaine, il libro non trascura in ogni caso l’apparato introduttivo all’opera e alla biografia di Tolkien, proprio per poter essere letto anche da chi, in fondo, dell’autore del Signore degli Anelli conosce soltanto le opere o, addirittura, abbia visto esclusivamente le trasposizioni cinematografiche.

Un catalogo non esclude però l’altro e sebbene in quello realizzato ad hoc per la mostra si possano in effetti approfondire molti più aspetti della biografia e del lavoro di Tolkien, in quello dedicato ai suoi Tesori si gode di una visione più “leggera” che lascia scorrere lo sguardo e che in qualche modo lascia risuonare dentro il lettore un profondo sospiro, facendo dire, come Sam alla fine del SDA: «Be’, sono tornato».

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